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Ultimo aggiornamento
31 Agosto 2008

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I graffi del gatto

   Ogni volta che la scienza compie un piccolo passo in avanti è doveroso da parte dei mezzi d'informazione comunicare al mondo intero la nuova scoperta.
   A Bari, nei giorni scorsi, in occasione del congresso nazionale di "Medicina di laboratorio-Madlab 2001" sono stati comunicati dati recenti riguardo a una malattia ben conosciuta, la malattia da graffio del gatto o "Cat Scratch Disease" come la chiamano gli americani, che si trasmette all'uomo tramite il morso o il graffio di un gatto infetto.
   Secondo una ricerca compiuta in Lombardia su 800 soggetti nelle provincie di Milano, Pavia e Brescia i gatti portatori sani della malattia sarebbero all'incirca il 18%, per la precisione circa il 5-6% intorno a Milano, fino al 48% nella zona del Garda.

   Questa malattia esiste da molti anni e la Bartonella ed altre forme batteriche furono già isolate e definite responsabili della malattia.
   La terapia è di tipo antibiotico e, salvo complicazioni, risolve il problema in poche settimane. Se ne parlò molto ai congressi internazionali e anche al Congresso europeo di Medicina interna veterinaria di Vienna del 1998 vennero forniti nuovi dati e statistiche sulle cause e lo sviluppo di questa patologia.
   La malattia da graffio del gatto è ormai ampiamente descritta sui sacri testi della medicina interna e umana, che riportano con precisione i sintomi, l'epidemiologia, le cause e le cure possibili.
   I dati forniti al congresso di Bari vanno presi giustamente in considerazione dagli addetti ai lavori(medici, ricercatori e veterinari) come occasione per conoscere meglio questa patologia, identificarla precocemente e dare la terapia appropriata. I veterinari hanno il compito di informare i proprietari degli animali spiegando, soprattutto nelle situazioni a rischio, come prevenire l'infezione nell'uomo.

   La malattia è causata principalmente da una Bartonella , un agente infettivo batterico. I gatti non hanno segni clinici evidenti; in realtà, il batterio provoca un'infezione duratura con presenza di batteri nel sangue. Solo raramente alcuni gatti possono, all'inizio dell'infezione, avere i linfonodi gonfi e qualche linea di febbre, mentre, la presenza di batteri nel sangue si protrae per molto tempo, anche per un anno.
   La sindrome si trasmette all'uomo attraverso un evento traumatico come un graffio o un morso di un felino.
   L'aspetto clinico della malattia negli esseri umani è caratterizzato da una reazione a carico dei linfonodi che si presentano gonfi e doloranti, in particolare vicino alla ferita da morso o da graffio.
   L'uomo può anche soffrire di febbre, dolori muscolari e malessere generalizzato.

   Se il gatto ospita il batterio nel sangue, l'uomo potrebbe essere contagiato perché il gatto, potrebbe avere delle piccole ferite all'interno della bocca e, leccandosi, potrebbe "passare" sulle unghie il batterio, in caso di graffio o di morso l'uomo potrebbe esserne così contagiato.
   Anche le feci delle pulci contengono il batterio e i loro escrementi potrebbero infettare l'uomo venendo a contatto con una ferita aperta.

   Purtroppo i titoli dei giornali hanno infelicemente confuso le idee alla gente, creando un grande allarmismo, come se improvvisamente i felini dovessero rappresentare una minaccia per l'umanità.
   Nella realtà di tutti i giorni, a patto che si rispettino le solite regole igieniche consigliate da medici, veterinari e dal buonsenso, non c'è motivo per allarmarsi e allontanare il gatto di casa dalla famiglia o dare inizio a una caccia alle streghe nei confronti dei randagi che vivono liberi.
   I quotidiani hanno riportato stralci d'informazione riferite durante il congresso, frasi realmente dette ma "mutilate" per dare più drammaticità alla notizia, senza affiancare alle notizie un'intervista ai ricercatori che spieghi e commenti l'importanza del problema e le possibili soluzioni.
   Inoltre, i titoli sensazionali e menzogneri che parlano di "allarme", di "pericolo", di "virus", e di "morbo" hanno seminato inevitabilmente un panico del tutto ingiustificato.

Articolo tratto dalla rivista "Amici di casa".

 
 
   
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