Le leggende
Stare come cani e gatti
Si dice di due persone che non vanno d'accordo, si sa.
Ma perché riferirsi proprio al cane e al gatto quando il regno animale è pieno di esempi di acerrime inimicizie? Pare che la cosa sia nata da una storiellina (senza alcun fondamento, naturalmente) che la tradizione popolare fa risalire nientemeno che alla creazione del mondo. Si racconta, infatti, che in quei giorni della creazione del mondo e di tutti gli esseri che l'avrebbero abitata, il Signore stabilì alcune regole, qualche volta incomprensibili. Ad Eva, per esempio ordinò di non mangiare le mele, al sole di levarsi sempre ad est, all'acqua di scorrere sempre in direzione del mare e via dicendo. Al gatto ordinò di mangiare solo il pesce, al cane di mangiare solo la carne. Nella maggior parte dei casi agli ordini del Signore non si disobbedì. In qualche caso no. Eva, per esempio, lo sapete, disobbedì cedendo alle lusinghe del serpente; il gatto e il cane disobbedirono cedendo ai morsi della fame di una improvvisa carestia durante la quale non andarono troppo per il sottile nella scelta della roba da mangiare arraffando tutto quello che era a disposizione senza preoccuparsi più degli ordini e delle regole. Allora si scambiarono due maledizioni di cui ancora oggi conservano la memoria.
"Che possa morire annegato!" disse il cane al gatto quando s'accorse che mangiava i topi. La paura di quella maledizione, i gatti ancora oggi ce l'hanno. Non è forse vero che rifuggono dall'acqua?
"Che possa morire schiacciato!" disse il gatto al cane quando s'accorse che mangiava le aringhe stese a seccare al sole. La paura di quella maledizione, i cani ancora oggi ce l'hanno. Non è forse vero che ogni volta che s'avvicinano ad un muro per orinare tirano su una zampa quasi a volerlo tenere fermo?
Nel Bellunese si dice che chi mangia carne di gatto è considerato degno di scomunica perché il felino è parente del diavolo, il quale ha l' abitudine di trasformarsi in un gatto nero.
In Calabria affermavano che chi uccideva un gatto sarebbe stato costretto a vagare per il mondo per sette lunghi anni.
La credenza che il gatto nero porti sfortuna è legata ai Saraceni. Quando in una località rivierasca si vedeva un felino di questo colore si era certi che erano sbarcati i pirati, segno quindi infausto.
Una antica leggenda vercellese racconta che un tempo viveva a Cossilla, una frazione di Biella, una coppia che aveva un bambino da lungo tempo ammalato.Quando alla sera i coniugi entravano in camera da letto trovavano sempre un gatto nero che dormiva ai piedi del loro erede. Gli amici dicevano loro: "Badate che quel gatto è una masca che fa un sortilegio a vostro figlio, ed è per questo che non può guarire". Venne subito sospettata una vecchia che abitava nei pressi. Una sera il padre del fanciullo si decise a scacciare il gatto colpendolo con un bastone alla zampa posteriore destra ed il giorno seguente tutti notarono che l' anziana vicina zoppicava proprio con la gamba destra.

El giato dai oci verdi (il gatto dagli occhi verdi) era il terrore delle campagne del Bellunese. Secondo la tradizione locale, si faceva vedere all' improvviso allo scoccare della mezzanotte, mettendosi in mezzo alla strada in modo da impedire il passo a chi aveva la sventura d' incontrarlo, poi iniziava a fissare intensamente il malcapitato con i suoi luminosi, enormi occhi verdi che emanavano un fluido ammaliatore. Guai a fissarli a lungo: allo sfortunato viandante sarebbero accadute numerose disgrazie.
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