Atroci crudeltà
Atroci crudeltà vengono compiute sugli animali senza alcuno scopo scientifico. La disinformazione sugli errori fondamentali della vivisezione favorisce il perdurare di un sistema in cui i profitti commerciali sono a scapito della salute del cittadino.
testo di Angelica C. Rigoni
La maggior parte della gente ignora l'esistenza del commercio clandestino di animali per vivisezione. E' un argomento questo che molti giornali rifiutano di trattare: non lo ritengono di sufficiente interesse "commerciale" o forse tutto viene messo a tacere da chi non vuole si parli di vivisezione, pratica su cui vivono decine di migliaia di persone in Italia. Pochi hanno il coraggio di mettere il dito nella piaga e di dire come stanno realmente le cose: la vivisezione é un metodo di ricerca completamente sbagliato, che provoca danni alla salute umana, ma che continua ad essere mantenuto per tutti gli interessi commerciali ad esso legati, come viene mantenuto qualsiasi sistema obsoleto ma redditizio. Perché è questo quello che conta: il denaro e non la salute del cittadino!
La vivisezione come metodo di ricerca contiene dei gravissimi errori sistematici le cui conseguenze si ripercuotono sull'uomo.
Gatto sottoposto ad un esperimento sull'epilessia
E' innumerevole la lista dei farmaci che, solo nella seconda metà del nostro secolo, hanno recato enormi danni alla salute umana. Molti di essi hanno causato malattie ben più gravi di quella che dovevano curare o ne hanno addirittura aumentato l'intensità; alcuni, come il talidomide, hanno provocato spaventose menomazioni fisiche sui neonati; vaccini antipolio coltivati sul rene di scimmia hanno causato la morte di bambini o arrecato loro gravi handicap. Non lontano nel tempo è, inoltre, l'esempio dei farmaci killer di Poggiolini e company.
Per avere l'approvazione al commercio di qualsiasi farmaco è necessario esibire le prove dell'avvenuta sperimentazione dello stesso sugli animali. Ecco perché si continua a fare vivisezione sebbene, anche chi la pratica, sa perfettamente che é inutile nonché fuorviante ai fini della conoscenza delle reazioni al farmaco ganismo umnell'orano.
Uno degli errori sistematici della sperimentazione sugli animali consiste nel non tenere conto delle diversità fondamentali che sussistono tra le specie.
Diversità, per esempio, di metabolismo, sia per la velocità dello stesso che per la zona dell'organismo in cui si svolge la sua azione. Il metabolismo umano è molto più lento di quello degli animalisu cui si sperimenta. Ciò fa sì che alcune sostanze, come il fenilbutazone (un farmaco), innocue per cani, scimmie e conigli, permangano nell'organismo umano molto più a lungo, avendo così il tempo di sviluppare la loro tossicità. Per lo stesso motivo un farmaco contro l'artrite, l'oraflex, messo in commercio perché innocuo sugli animali, si è rivelato spesso letale per l'uomo. D'altro canto, per la sostanziale diversità di cui sopra, può succedere che alcuni farmaci che risultano tossici per le specie su cui sono sperimentati, vengano interdetti all'uso nell'uomo. Si rischia così di scartare qualche farmaco utile! Si pensi alla penicillina: questa straordinaria sostanza, dalle indiscusse proprietà antiinfettive, non sarebbe stata riconosciuta come tale se, invece che nel topo, fosse stata sperimentata nella cavia, per la quale è velenosa.
Esistono, inoltre, notevoli differenze fra le dosi sopportabili dal metabolismo nelle varie specie animali. Un esempio: sono bastate piccolissime parti di dosi completamente innocue per le scimmie di due anticancro, l'azauracil e il mitoxandrone, per provocare nell'uomo danni al sistema nervoso centrale, collassi ed altri effetti nocivi. E le scimmie sono gli animali più simili all'uomo.
Altro gravissimo errore di metodo della vivisezione è quello di identificare i sintomi con la malattia, ossia confondere l'effetto con la causa. Esempio: per studiare l'osteoartrosi o altre deformazioni delle articolazioni umane, i vivisettori prendono a martellate le zampe dell'animale, fino a frantumare completamente le ossa. La povera bestiola potrà pertanto presentare gli stessi sintomi (intenso dolore, inibizione nel movimento, ecc.) di chi soffre di osteoartrosi, ma non avrà mai la stessa malattia. Uno studio su un tale soggetto non servirà ad alcun buon fine se non a quello di assicurare la busta paga al vivisettore o una pubblicazione in più ad un ricercatore in carriera. Citiamo un altro tra gli innumerevoli esempi di questa ricerca fasulla. Per studiare l'epilessia si infliggono potenti scariche elettriche al gatto o vengono inoculate nel suo cervello enormi quantità di ossido di alluminio. Tutto ciò dovrebbe servire a creare un attacco epilettico, ma il gatto non l'ha affatto: esso si contorce e urla solo perché straziato dal dolore insopportabile.
A che serve allora uno studio che niente ha a che vedere con la scienza? Lo ripetiamo: a favorire la carriera dei ricercatori e dei professori universitari, la quale si basa sul numero di pubblicazioni fatte, oppure a commercializzare uno pseudofarmaco.
Il carattere ingannevole della ricerca basata su vivisezione si esplica sotto molti aspetti. I cancri indotti sugli animali mediante inoculazione di enormi quantità di sostanze cancerogene o mediante innesti di tessuti cancerosi non hanno nulla a che vedere con quelli che si sviluppano spontaneamente nell'organismo umano. Si distinguono da essi sia per caratteristiche biochimiche e morfologiche, che per l'assoluta mancanza di metastasi, ossia proprio ciò che rende letale il decorso della malattia. Non esiste alcuna tecnica in grado di attribuire questa caratteristica ai tumori artificiali. In laboratorio dunque si studia non il cancro, bensì un succedaneo del cancro! Finché la ricerca rimarrà in questi termini non si arriverà mai alla scoperta di una terapia valida. E le varie leghe e associazioni per la ricerca sul cancro continueranno ad aumentare i propri conti bancari, e a dare lavoro ad una marea di ricercatori altrimenti disoccupati!
Non serve a niente studiare i sintomi, bisogna studiare le malattie! E i ricercatori che praticano vivisezione lo sanno! E sono consci che
l'unica vera sperimentazione la fanno quando somministrano il nuovo farmaco all'uomo (prassi molto frequente negli ospedali). Non è infatti servito a nulla averlo sperimentato precedentemente sugli animali, poiché è ormai chiaro che ogni specie dà una risposta diversa! Qualsiasi farmaco può essere fatto passare per innocuo o velenoso, utile o inefficace, a seconda della specie che si sceglie per sperimentarlo. Da questo tipo di ricerca non si può ricavare alcuna indicazione sulle reazioni nell'organismo umano. Sull'uomo, dunque, la sperimentazione è costretta a ripartire da zero! Il lavoro precedente è completamente inutile e non ha alcun valore scientifico!
Ogni nuovo farmaco in uscita commerciale è un rischio per la salute di tutti! E il rischio può perdurare anche anni; infatti solo dopo un consistente periodo di tempo sarà possibile dare un'esatta valutazione epidemiologica di tutti gli effetti tossici. D'altronde è altrettanto lungo il tempo necessario per il riscontro delle effettive proprietà benefiche del farmaco. E' altresì frequente il caso di farmaci che dopo anni di consumo si rivelano non tossici ma neanche efficaci. In tal caso se ne saranno subiti gli effetti collaterali inutilmente!
L'eterodossia della ricerca basata su vivisezione si manifesta sotto un altro fondamentale aspetto:
il carattere non scientifico dei suoi esperimenti. Un esperimento può dirsi di valore scientifico se ogni volta che viene ripetuto a parità di condizioni, dà il medesimo esito indipendentemente dal luogo, dal tempo e, ovviamente, da chi lo esegue. Un esperimento scientifico dunque possiede una caratteristica fondamentale: la riproducibilità. Ebbene,
gli esperimenti sugli animali, non sono affatto riproducibili.
Scegliamo uno tra molteplici esempi. E' noto dalla letteratura medica che le prove di tossicità (LD50) di alcune sostanze componenti di farmaci o cosmetici sui topi, hanno dato esiti completamente differenti a seconda che esse venissero svolte di sera o di mattina, d'estate o d'inverno, su animali stabulati in gabbie affollate o in condizioni normali. La tossicità di un cosmetico dipende, pertanto, dal momento in cui è eseguito il presunto test o dalle condizioni psicofisiche degli animali ad esso sottoposti. Questa è la sicurezza che i test sugli animali offrono al consumatore!
Le industrie cosmetiche e profumiere continuano a fare test di questo tipo, credendo cosi` di garantire l'innocuità dei loro prodotti e di poter porre sulla confezione la tanto ambita dicitura "testato sotto controllo dermatologico", d'obbligo per assicurarsi un buon andamento di vendita.
I test dei cosmetici sugli animali, oltre che inutili, sono crudeli all'inverosimile. Si pensi, ad esempio, ai test delle tinture per capelli, o dei dopobarba, o dei rossetti, nei quali enormi quantità di queste sostanze vengono pompate direttamente nello stomaco di un animale immobilizzato, in genere un cagnolino. Il dolore fisico e la sofferenza psicologica di cui esso è vittima non sono descrivibili a parole e avranno termine solo con la sua morte, dovuta, nella maggior parte dei casi, non alla eventuale tossicità del prodotto, bensì alla lacerazione del suo apparato digerente, conseguenza dell'introduzione forzata. Questo esperimento non ha dunque nessun valore! Lo strazio e la morte del cagnolino non sono serviti a nulla!
Le case cosmetiche più serie e all'avanguardia hanno da tempo riconosciuto l'inattendibilità dei test eseguiti sugli animali e hanno, pertanto, adottato altri metodi di sperimentazione, scientifici ed affidabili. Quando dobbiamo acquistare un cosmetico o un prodotto da toeletta è consigliabile richiederlo tra quelli che non sono stati testati su animali: le profumerie più professionali sono in grado di fornirci i nomi delle ditte che non ricorrono a questo esecrando ed obsoleto sistema di sperimentazione. In questo modo tuteleremo la nostra salute, usando prodotti più sani e sicuri, e contribuiremo alla diffusione delle tecniche effettivamente valide, già note da tempo, che porranno termine a crudelissime e inutili torture.
Si potrebbe discutere di molti altri inquietanti aspetti della vivisezione, ma sarebbero necessarie pagine e pagine; pertanto ci auguriamo che quanto argomentato finora sia sufficiente a stimolare tutti noi ad un ulteriore approfondimento individuale, affinché la nostra disinformazione su questo problema non consenta più il prosperare di un sistema che dalla vivisezione trae solamente profitti.
E' ora di smettere di subire l'inganno di chi asserisce che la vivisezione è necessaria per il bene dell'uomo o di essere vittime del famoso ricatto morale: "E' meglio che muoia un cane o un bambino?", che i vivisettori da sempre ci propongono per mancanza di valide ragioni scientifiche che giustifichino i loro esperimenti (sarebbe interessante sapere secondo quale etica si nascondono dietro al bambino).
Perché invece che continuare a fare scempio di creature inermi, inutilmente e col denaro pubblico, ed essere sviati dalla vera comprensione scientifica, non impiegano il loro tempo a ideare dei metodi di sperimentazione attendibili?
Esistono già da tempo alcune tecniche sostitutive, che hanno i requisiti scientifici ed economici che la vivisezione non ha, e in molti tipi di ricerca hanno già sostituito l'uso degli animali; si tratta solamente di svilupparle e diffonderle. In tossicologia e in farmacologia l'uso di colture in vitro dà ottimi risultati; esistono inoltre dei validi modelli matematici, basati sulla struttura e sulle proprietà fisiochimiche dei composti che consentono simulazioni e prove di verifica delle reazioni biochimiche fra molecole e farmaci.
In molti altri casi si può ricorrere a procedimenti fisiochimici come la spettrofotometria e la cromatografia o all'uso di organismi non senzienti quali virus, batteri, piante, protozoi, o anche frammenti di tessuti umani residui di interventi chirurgici. In medicina tutte le reali conoscenze delle patologie umane derivano dalla ricerca clinica, dalle autopsie e dagli studi anatomopatologici in genere, che vanno pertanto rivalutati ed approfonditi.
Nei test delle industrie belliche ed automobilistiche, adeguati modelli meccanici affini alla struttura umana consentono risposte trasferibili all'uomo con maggior sicurezza rispetto a quelle ottenute con l'uso di animali. Simili modelli sono preferibili agli animali anche nella didattica universitaria, come nell'insegnamento delle tecniche chirurgiche; i più eminenti chirurghi del passato e del presente testimoniano, infatti, che apprendere tali tecniche su esseri non umani è assolutamente fuorviante.
Invece che stanziare fondi per una ricerca del tutto inutile, quella impostata sulla vivisezione, i ministeri competenti dovrebbe finanziare progetti di studio e sviluppo di tutti i validi metodi sostitutivi o cominciare perlomeno con un'equipartizione delle somme assegnate. Questo sarà possibile solo quando chi detiene il potere avrà l'assennatezza di riconoscere che la ricerca basata sulla vivisezione è assolutamente inutile e sviante ai fini della vera conoscenza scientifica. Si rende pertanto necessario un cambiamento della cultura di base, imperante da troppo tempo che vede nella sperimentazione sull'animale l'unica via possibile, che conduce pero` solamente al facile profitto di pochi. Tutto ciò si realizzerà se ognuno di noi comincerà a vedere la vivisezione per quello che veramente é, ossia la più crudele e colossale truffa della storia della scienza, e diffonderà questa nuova e più giusta cultura.
In conclusione:
la vivisezione o sperimentazione su animali non ha niente a che vedere con la scienza, bensì è un'espressione di quella mistificazione della dottrina scientifica detta scientismo in nome della quale, in epoche diverse, pseudoscienziati sfogarono il loro sadismo e la loro frustrazione su migliaia di creature umane; essa prospera per inerzia culturale ed ostacola il vero progresso scientifico ed economico. Questa ripugnante pratica pseudoscientifica dovuta a una sottocultura di comodo, oltre che straziare e torturare fino alla morte circa un miliardo di animali all'anno nel mondo, è dispendiosa e assolutamente pericolosa per la salute umana.